PERCORSO GENITORE ALLENATORE
STATO PEF (psico-emotivo-fisico):

Come Migliorarlo e Mantenerlo!

Quanti equivoci ci sono a proposito della salute nostra e dei nostri figli?

Quante volte si incorre in inutili litigate per questioni futili salvo renderci conto poi, soltanto troppo tardi, che eravamo noi in uno stato di disequilibrio? Oppure che lo erano i nostri bambini e sarebbe bastato agire su una delle componenti basiche dello stato di salute per evitare danni?

Nel mio libro Infinitamente Mamma parlo approfonditamente e fin dal primo capitolo del concetto di “genitore responsabile” e del fatto che tutto comincia dal coltivare la propria salute dal punto di vista psico-emotivo e fisico (stato PEF)
Cosa intendo dire? Lascia che ti introduca brevemente questo argomento che potrai approfondire nel libro.

La componente P (psichica) ha a che fare con la mente, sia razionale sia inconscia, con le quali bisogna imparare a interagire meglio ed in modo proattivo invece che passivo. I pensieri che fai condizionano le reazioni degli organi del tuo corpo, quindi è vitale diventare abili a padroneggiare un linguaggio efficace con te stessa, che ti sostenga e ti potenzi invece di toglierti energia, voglia di fare e ti depotenzi.
Ecco un esercizio a cui dedicare qualche minuto almeno 3 volte a settimana: porta la tua attenzione consapevole sui pensieri ripetitivi che fai ogni giorno, semplicemente affermando a voce alta la frase "adesso porto la mia attenzione consapevole sui pensieri più ripetitivi che mi passano per la mente da mattina a sera".
Quando arrivano e te ne accorgi, fai in modo di fissarli nella tua memoria e non appena hai un minuto, scrivi di getto il pensiero che hai fatto. Mi raccomando senza starci troppo a ragionare. Scrivi!
E così via durante l’arco della giornata fino a sera. I vantaggi di sapere dove va la tua mente razionale sono immensi, credimi, perché anche se questo esercizio sembra banale, ti aiuta a focalizzare fin da subito e in modo semplice e naturale, cosa ti dici più di frequente e da lì, se vorrai, potrai condizionarti a cambiare i tuoi pensieri.

Ricorda che la mente crede a ciò che tu le ripeti più di frequente, e ciò in massima parte dipende dalla tua volontà.

Per quanto riguarda la seconda componente della salute, ovvero la componente E (emozionale), allo scopo di allenarti ho bisogno che tu svolga l’esercizio giocoso del “check emozionale” che ti sto per spiegare.

Svolgilo 3 giorni a settimana per 5 minuti al giorno, così sarai in grado di misurare i tuoi alti e bassi emozionali.
Ecco l’esercizio. Prenditi 4 momenti della giornata (appena ti alzi, all'ora di pranzo, nel pomeriggio e prima di dormire la sera) e chiedi a te stessa: che tipo di emozione sto provando? Come mi sento?
Cerca di dare una definizione, poi ferma quella emozione e appena puoi scriviti un promemoria.
Ricapitolando scriverai 4 parole o 4 semplici frasi che riassumo come ti senti.
Fai l'esercizio con fiducia e diventa sempre più consapevole del tuo stato PEF.

Ma non è tutto, dobbiamo ancora parlare della componente della salute numero tre, ovvero la componente F (fisica).

Nel libro Infinitamente Mamma ti ho già dato molte informazioni per una nutrizione adatta alla donna in preparazione ad una gravidanza o già in attesa, infatti ormai hai capito che la fisiologia è fortemente condizionata dal respiro, dall’acqua che bevi e dalla tua respirazione oltre che dalla biochimica.
In questo approfondimento mi focalizzerò sul Test per la rilevazione nelle urine del ph perché la stragrande maggioranza di noi ha un ph troppo acido, circa 5,5 o 6 invece di 7.
Questo comporta il consumo di importanti minerali allo scopo di eliminare acidità dal sangue.
Per eseguire il test ti devi munire degli stick che potrai acquistare in farmacia ed effettuare la rilevazione una prima volta di mattina appena alzata e una seconda volta di pomeriggio, verso le 15,30-16.00. Ogni volta scriviti il numero corrispondente al ph e controlla quanto si discosta dal normale parametro 5,5.
Questo semplice test è in grado di rivelare molto sulla tua salute fisica perché, come ti ho detto in numerosi post che trovi sui miei canali social (pagina Facebook Dott. Lucia Premda Costucci, gruppo Facebook dedicato proprio ai genitori Genitore Allenatore – GEA, e profilo Instagram Lucia Premda) un elevato grado di acidosi può seriamente compromettere la salute fisica di chiunque di noi.

 Perciò ricorda che per salute si intende la capacità dell’individuo di tendere a un adeguato stato psico-emotivo e fisico, in cui ogni elemento è in equilibrio, a maggior ragione se sei genitore o desideri diventarlo.
Per approfondire corri a procurarti il Libro Infinitamente Mamma e poi contattami per le tue domande e richieste di approfondimento!

07 ottobre 2019


Protezione solare e importanza dell’INCI

Sapere leggere l'INCI è fondamentale per la nostra salute e quella dei nostri figli. Eccovi tutte le informazioni utili.

È tempo di mare e si sa, dobbiamo scegliere la protezione solare per noi e per i nostri bambini. Anche io, come sicuramente qualcuna di voi, all’inizio ci sono cascata!

Di cosa sto parlando? Del fatto che anche io come voi ho scelto la protezione in base al colore della confezione, o all’odore che emanava una volta aperto!
Forse tu li hai comprati in base alla bellissima pubblicità pensando che in televisione si dica la verità, oppure perché quello che leggiamo sulla confezione ci piace e ci sembra buono.

Ma non è così che si sceglie un prodotto.

Allora come facciamo a capire se uno stick, un latte solare, una crema che stiamo usando o che vogliamo acquistare sia veramente buono?

Prima di tutto, è bene saper leggere l’INCI

Investire qualche minuto per leggere sempre gli ingredienti ti farà fare la cosa giusta, se lo sai interpretare!

Ma cosa significa questa parola strana?

Non è altro che la lista degli ingredienti. L’unica arma che abbiamo a nostra disposizione, che ci permette di verificare realmente se le promesse che ci vengono fatte da quel prodotto, possono veramente essere mantenute.
La regola generale che devi sempre tenere in mente, è che gli ingredienti che leggi vanno in ordine decrescente, quindi dalla sostanza che è presente in maggiore quantità, a quella presente in minore quantità.

IL PRIMO PASSO È QUINDI
RICONOSCERE LE SOSTANZE ATTIVE
ED IL SECONDO QUELLE DANNOSE!

Forse ti sorprenderà il fatto che chi formula i prodotti, soprattutto quelli che troviamo a basso prezzo nei supermercati o negozi di cosmetici di scarso livello faccia uso di sostanze che non solo non fanno bene alla nostra pelle, ma la danneggiano, tuttavia è cosi.

Se troviamo un ingrediente classificato come ‘poco buono’ in cima alla lista, la cosa sarà ancora più grave perché significa che è presente in quota rilevante e non in tracce.
Quando invece lo trovi in fondo all’ INCI, significa che di quella sostanza c’è n’è davvero pochissima, quindi se non hai un prodotto con INCI migliore, prenderai quello che io definisco “meno peggio”.

Saper leggere l’INCI è quindi anche riconoscere il posizionamento dei vari ingredienti!

Soprattutto delle le sostanze naturali.

Chissà perché è diffusa l’idea che la parola “naturale” sia magica e basti scriverla per garantire la bontà di ciò che si sta acquistando!

Stai ben attenta e aguzza gli occhi! Il business vuole che oggi molti cosmetici inizino ad usare tra i loro ingredienti principi attivi di origine naturale: più per denaro che per vera convinzione che il naturale sia migliore.

Ecco le principali sostanze che dovrebbero essere assenti da qualsiasi prodotto per la pelle.

Iniziamo dai Petrolati, ovvero derivati del petrolio che purtroppo risultano occlusivi, e non dermocompatibili: paraffinum liquidum, petrolatum, mineral oil, vaselina, paraffina.

La seconda classe dei non dermocompatibili, sono i siliconi, difficili da lavare via.
Creano una pellicola su pelle e capelli che sembra idratare e proteggere ed invece a lungo termine determinano sui capelli l’effetto cute grassa e secchezza sulla lunghezze del capelli (protezioni solari in spray per i capelli).

Ecco alcuni siliconi: dimethicone, amodimethicone, cyclomethicone, cyclopentasiloxane e vi assicuro che all’inizio anche io mi sono lasciata tentare, perchè volevo capelli più lucidi anche sotto il sole!

Infine arriviamo alla categoria dei conservanti: imidazolidinyl urea (cessore di formaldeide), diazolidinyl urea (cessore di formaldeide) methylchloroisothiazolinone e methylisothiazolinone.

Ti è mai capitato di scegliere lo shampoo estivo per i tuoi figli in base alla schiuma morbida e soffice?

La maggior parte degli shampoo in commercio, molto lavanti e aggressivi contengono SLS (sodium lauryl sulfate) e SLES (sodio laureth solfato) sono stati oggetto di esami approfonditi che ne hanno decretato la necessità di usarli con parsimonia e addolciti con altri tensioattivi più naturali e delicati, e più rispettosi della pelle e dell’ambiente (come ad esempio la Betaina).

Altre sostanze tossiche da cui stare alla larga sono rappresentate dal Triclosan, un antibatterico molto penetrante, registrato come pesticida, è anche sospetto agente cancerogeno. Viene accumulato nei tessuti corporei, quindi provoca un avvelenamento lento che si protrae nel tempo. Ad alto rischio per la salute umana e per l’ambiente.

Tieni duro, siamo alla fine di questa triste lista, ti chiedo solo di prestare attenzione all’ Edta- tetrasodium: inquinante per l’ecosistema;  a ciò che termina in trimonium-dimonium: inquinante per le acque; e glycol: solventi sintetici aggressivi sulla pelle.

Ecco, credetemi: sapere leggere l’INCI è fondamentale per la nostra salute e quella dei nostri figli.

17 giugno 2019 


LE PRESUPPOSIZIONI DELLA BUONA COMUNICAZIONE

Cara mamma, caro papà, per molti di voi sono giorni particolari, i bambini hanno iniziato la scuola o l’asilo e voi potete recuperare del tempo per approfondire argomenti particolari e importanti per la vostra serenità familiare e un miglior rapporto con i vostri figli.

Per questo motivo oggi iniziamo a parlare di "presupposizioni della buona comunicazione".

Presupporre significa decidere con un atto volontario di tenere sempre presente un certo modo di pensare nel nostro modo di comunicare con nostro figlio, ovvero scegliere determinate cose come punti di riferimento nel voler essere Genitore Allenatore di nostro figlio. 

Le presupposizioni di cui parleremo sono mutuate dall’esperienza pratica della buona comunicazione tra esseri umani, dove per buona comunicazione intendiamo il tipo di comunicazione che permette di ottenere un risultato “vincere-vincere”, ovvero un risultato che non è profittevole per una parte e non profittevole per l’altra, ma lo è per entrambe.

Ovvio che poi tutto ciò viene adattato ad un rapporto molto particolare che è proprio quello genitore-figlio. In una fase iniziale è molto importante che tu mamma, o papà, apprenda bene questi concetti perché poi ti accorgerai che, man a mano che educhi tuo figlio anche lui, o lei, si rifarà a questi concetti nei tuoi confronti e il circolo sarà sempre più virtuoso. 
Perciò cominciamo subito a spiegare le 7 presupposizioni della buona comunicazione.

PRESUPPOSIZIONE 1 Mio figlio ha tutte le risorse dentro di sé per affrontare qualsiasi circostanza.
Presupporre che tuo figlio abbia tutte le risorse dentro di sé per risolvere una determinata situazione, per affacciarsi ad un nuovo progetto, per dedicarsi a realizzare un sogno, è fondamentale.

Tutte queste risorse possono essere già sviluppate in modo eccellente, oppure possono essere a un livello embrionale, iniziale, un po’ come un diamante grezzo che poi può essere lavorato.

Esse in realtà dipendono da un altro fattore fondamentale che è lo stato d’essere, per cui il compito del genitore non è solo quello di coltivare la credenza che il figlio abbia in sé tutte le risorse che gli servono, ma anche quello di considerare che queste risorse possono essere tirate fuori o meno semplicemente perché dipendono dal suo stato d’essere in quel momento. Ecco che ciò si collega alla seconda presupposizione.

PRESUPPOSIZIONE 2 Ognuno agisce usando le risorse di cui dispone in relazione diretta con il suo stato d’essere (stato PEF) e con il linguaggio che usa con sé stesso.

L'uso che tuo figlio riesce a fare delle sue risorse è legato al suo stato d'essere.
Per esempio se tuo figlio è in uno stato di disidratazione, o di ipoglicemia, o al contrario ha bevuto alcolici o ha ingerito dei cibi che alzano troppo la glicemia, oppure si trova in un ambiente non idoneo e che lo influenza negativamente, tutto ciò può rallentare o impedire che riesca a tirar fuori le sue abilità.

Il compito del genitore è proprio quello di aiutarlo a rimanere nel miglior stato d’essere possibile, aiutando il figlio a migliorare la sua biochimica (bere nel modo giusto, mangiare nel modo giusto, rispettare i giusti tempi tra un pasto e l’altro, rispettare le giuste associazioni di cibi) a mantenere la giusta fisiologia, attivando per esempio meccanismi di buona respirazione (molti ragazzi diventano adulti senza sapere come respirare, non riescono a entrare in contatto con la loro parte profonda e quindi quando entrano in contatto con delle emozioni forti non riescono ad essere centrati) e anche aiutandolo a gestire meglio il modo in cui si rivolge a sé stesso (i pensieri ripetitivi che fa, ciò che crede di sé, quello che si dice, possono talvolta fare da blocco emotivo). 

Quindi se sei genitore e senti dire a tuo figlio che non è capace di fare una certa cosa, potresti dire “è vero, oggi non sei capace, ma se insisti domani potresti diventare capace e le cose potrebbero venirti spontanee, senza sforzo”.

Quindi ogni volta che senti tuo figlio che fa delle affermazioni poco potenzianti potresti intervenire tempestivamente per condizionare un linguaggio interno diverso e più performante.

PRESUPPOSIZIONE 3 L'intenzione è sempre positiva.
Purtroppo alcune figure di riferimento quando si è piccoli (per esempio insegnanti, allenatori, catechisti, parroci ecc.) anche involontariamente qualche volta installano nella mente del bambino o della bambina delle credenze depotenzianti.

Perciò è importante che tu genitore vada ad anestetizzarne l’effetto usando ad esempio la terza presupposizione della buona comunicazione e dicendo magari:
“in quel momento, dal suo punto di vista, l’intenzione di quella persona era comunque di aiutarti, di agevolarti, di spronarti, o allontanarti da un potenziale rischio, quindi anziché prendere la cosa per vera così come ti viene detta, se la cosa ti fa soffrire e ti fa sentire il cuore stretto, ragiona pensando che quella persona, con la sua esperienza di vita e secondo il suo punto di vista, è arrivata a quella conclusione. Allora secondo te quale poteva essere l’intenzione positiva in quello che ti ha detto e che lì per lì ti ha ferito?”. 

A quel punto aiuti tuo figlio a ragionare da un altro punto di vista.
E allora mi dirai... E quando l’intenzione positiva non c’è? Purtroppo succede. Quando purtroppo non c’è intenzione positiva, il ragionamento deve sempre andare sull’obiettivo finale. 
Se ad esempio a scuola un bambino viene interrogato continuamente e inizia a pensare di avere di fronte un professore che lo vuole per forza boicottare, raccontarsi questa cosa non gli serve, non è utile, fa solo soffrire. 

Se invece inizia a pensare che magari agli occhi di quel professore lui o lei è il figlio o la figlia che non ha mai avuto, e quindi traspone su di lui o lei il suo dolore e la sua frustrazione, il punto di vista cambia, perché magari se avesse avuto quel figlio avrebbe preteso tanto, quindi il modo migliore di insegnare per quel professore (cioè di essere d'aiuto) è tenere il ragazzino o la ragazzina sempre sulla corda, interrogandolo ogni volta per farlo studiare sempre e tanto. 

Risultato? Se lui studia sempre e viene interrogato 8 volte in un quadrimestre anziché 2, il risultato finale sarà una maggior preparazione degli altri e agli esami una minor fatica e un voto migliore. Questo è il ragionamento da insegnare a tuo figlio o a tua figlia.

PRESUPPOSIZIONE 4 Quando parli, o quando agisci, è tua responsabilità occuparti di farti capire bene, o di far interpretare bene le tue azioni all’altro.

Tra fratelli: se io faccio una critica a mio fratello e lui si arrabbia da morire, invece di pensare subito che è permaloso, la cosa da fare è chiedermi come ho veicolato io il messaggio, perché molte volte, involontariamente, magari usiamo delle parole troppo dure oppure non troppo precise per identificare quello che vogliamo dire davvero, perciò si rischia di essere fraintesi dall’altro.

Nel rapporto genitori e figli: il genitore dovrebbe sempre chiedersi “sono sicuro di essermi spiegato bene?”

“Se mio figlio non ha fatto questa cosa, io gli ho fatto capire che era davvero importante?”

Ti stai chiedendo come far capire a tuo figlio che una cosa è davvero importante? 

Non con un meccanismo di punizione ma facendolo ragionare sulle conseguenze naturali che possono scaturire da quello che uno dice e da quello che uno fa. 

Per esempio, se mio figlio chiama il suo amico solo quando gli fa comodo, quale potrà essere la conseguenza naturale? Che magari quando ci sono delle cose divertenti da fare non viene chiamato a partecipare e magari resta da solo. 

Oppure, dal punto di vista del figlio egli si chiederà: quali sono le conseguenze naturali se io ogni volta che i miei genitori mi chiedono una cosa, mi lamento? Che magari quando io andrò a chiedere loro una cosa, anche loro si lamenteranno con me e magari non esaudiranno il mio desiderio o la mia richiesta.

PRESUPPOSIZIONE 5 La mappa non è il territorio.

Ogni giorno quello che accade e si manifesta in una maniera tale che a te sembra oggettiva, è sempre un’interpretazione che ognuno di noi opera su un accadimento.
In sostanza, se tu vivi una cosa che accade in un certo modo, quella stessa cosa non è detto che sia vissuta in maniera uguale da tutti, quindi è importante chiedersi l’altra persona come interpreta una certa cosa.

Per favorire la stessa interpretazione allora è importante cercare di usare il più possibile parole simili a quelle che usa nostro figlio per esprimere lo stesso concetto, o un concetto simile. 

Lo stesso gergo usato in contesti diversi può assumere significati diversi e generare dei fraintendimenti nella comunicazione.
Per esempio è chiaro che se un ragazzino usa delle espressioni particolari con un amichetto mentre gioca a pallone, quelle stesse espressioni usate a casa con la sorella magari non hanno senso, perché lei non usa quel linguaggio.

L’interpretazione è sempre un modo di codificare una realtà, quindi si fanno delle scelte, esattamente come nella mappa tu utilizzi determinate proporzioni per rappresentare promontori, fiumi, laghi ecc.
Per esempio a scuola hai sulla carta geografica delle righe e dei numeri che ti fanno capire l’altitudine del promontorio, ma quella rappresentazione lì è piatta, non è il promontorio stesso, che magari è alto 2000 metri e tu invece hai un foglio di qualche millimetro con indicata in forma scritta l’altitudine.

PRESUPPOSIZIONE 6 Mente, corpo e cuore fanno parte di un unico sistema che interagisce continuamente.

Questa presupposizione della buona comunicazione è importante perché se tu genitore la tieni presente consideri che tuo figlio magari sta mangiando degli alimenti che alterano continuamente la sua glicemia, e quindi puoi intuire come parlerà, come studierà e che tipo di emozione tenderà a tirar fuori in certi contesti. 

Per esempio se sta mangiando un quantitativo elevato di carne, e si tratta purtroppo di carne di un animale che ha vissuto con molto stress, la sua adrenalina sarà trasferita direttamente a tuo figlio, che quindi tenderà a diventare più aggressivo. 

Alcuni alimenti per esempio interferiscono con la capacità creativa: questo non significa che tuo figlio dovrà smettere di mangiare completamente certe cose, ma che se ad esempio deve fare una prova di atletica, sarà sconsigliato che mangi patatine fritte, oppure se ha un compito in classe sarà meglio che a colazione mangi un uovo anziché una merendina.

Se abitui tuo figlio a vivere emozioni depotenzianti (frustrazione, paura, demotivazione, rabbia) probabilmente avrà meno energia o un livello energetico altalenante, renderà di meno, sarà meno costante e anche certe reazioni che potrebbe avere sono legate a questo.

E attenzione anche al meccanismo inverso, che lega un’emozione a un rapporto distorto con il cibo.

PRESUPPOSIZIONE 7 La realtà (ciò che dici e che fai) viene percepito sempre attraverso i cinque sensi.

Anche se l’azione è un comportamento, dall’altra parte viene recepito anche dal punto di vista delle immagini che l’altro mentalmente gli associa, dal punto di vista del linguaggio in riferimento a ciò che viene detto o fatto, e dal punto di vista delle sensazioni e delle percezioni

Tutto ciò che un genitore dice e fa viene recepito dal figlio in questi termini e quindi provoca delle conseguenze. 
Perciò quando interagisci con tuo figlio pensa a qual è il modo migliore per evitare l’insorgere di emozioni di un certo tipo, di percezioni di un certo tipo (per esempio la sensazione di avere il cuore stretto se il figlio riceve una critica del genitore) e vedrai che il vostro modo di comunicare migliorerà tantissimo.
Se desideri approfondire contattami e sarò ben lieta di offrirti una sessione di consulenza completamente gratis.

Ciao!

23 settembre 2019


Studi Medici Ama: Dott.ssa Lucia CostucciVedi profilo